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Cani che giocano a poker: la storia dei quadri di Coolidge

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Dogs playing Poker, un quadro che la maggior parte di noi ha visto almeno una volta nella vita o riconosce, senza sapere necessariamente il perché. In realtà, si dovrebbe parlare al plurale, perché vari sono i dipinti di cani che giocano a poker ideati da Cassius Marcellus Coolidge e che ora costituiscono una serie. Questi quadri furono originariamente pensati per abbellire scatole di sigari, e successivamente vennero riprodotti dalla società pubblicitaria Brown & Bigelow in forma di poster e calendari. Non solo, i suoi dipinti hanno ispirato anche alcuni videogiochi online i cui avversari sono tutti cani, ovviamente. Dogs Playing Poker è una delle migliori applicazioni per iOS che include un tutorial di gioco e tanti cani diversi da scegliere come avversari, ognuno con abilità e stile di gioco particolari.

Storia di un successo tardivo

Realizzati da Coolidge nei primi anni del secolo XX, i dipinti non raggiunsero mai il giusto apprezzamento della critica, con commenti che li associavano alla corrente kitsch e li consideravano una parodia dell’arte “genuina”. Basti pensare che, nonostante i pezzi originali vennero venduti per cifre tra i 2.000 e i 10.000 dollari, neanche la moglie di Coolidge credeva nelle potenzialità del marito. La fama arrivò tardiva, negli anni ’70, quando il kitsch era al culmine del successo e la classe operaia iniziò a considerare quest’autoritratto di self-made-man come uno dei massimi esempi di cultura pop dell’epoca. Il giusto riconoscimento, almeno dal punto di vista monetario, arrivò però solo nel 1998, con la vendita all’asta di uno dei quadri della serie per 74.000 dollari e la stratosferica somma offerta da uno sconosciuto a New York nel 2005: 590.400 dollari per A Bold Bluff e Waterloo.

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Non tutti sanno che esiste uno stretto legame tra i quadri della serie di Coolidge, non solo dal punto di vista tematico, rappresentando cani che giocano a carte, ma anche temporale, trattandosi della narrazione sequenziale di una mano di poker, che vede come protagonisti St. Bernard e i suoi sfidanti. Inoltre, esistono eccezioni alla regola, con 7 dipinti sui 16 totali a rappresentare cani che ballano, come New Year’s Eve in Dogsville, o impegnati in una partita a football in Higher Education.

Tre grandi fonti di ispirazione e un messaggio futuristico

Cézanne, Caravaggio e Michelangelo tra le fonti d’ispirazione di Coolidge, ma anche un interesse tutto fumettistico nel riprendere in modo satirico i vizi umani riproducendoli sotto forma canina e, soprattutto, nel mondo del gioco d’azzardo.

Dogs playing Poker risulta essere molto più di una serie di quadri, rivelandosi a più di un secolo di distanza lo specchio della società dell’epoca, che mette a nudo pregi e difetti attraverso una mano a poker. Da esempio di cattivo gusto del kitsch a icona pop della modernità, la serie di Coolidge presenta somiglianze con le tecniche di marketing virale utilizzate dall’industria pubblicitaria attuale, che trasforma determinati prodotti in vere e proprie icone culturali. Chi non ricorda, per esempio, lo spot di Budweiser con il suo “wazzauuup!” o il trentennale “grande” pennello Cinghiale? Da prodotti pubblicitari a miti della nostra era, proprio come Dogs playing Poker di Coolidge.

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