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C’è un giocatore del momento, in casa Juventus e in tutta la Serie A, che non risponde al nome di Cristiano Ronaldo e non è stato pagato nemmeno 100 milioni. È un ragazzino, ha appena 19 anni, ma sta divorando record come se fossero merendine. Le stesse che si mangiava chi scrive alla sua età.

Stiamo parlando di Moise Kean, attaccante bianconero e della nazionale italiana, tra i più giovani in assoluto a realizzare una doppietta in maglia azzurra. Una forza della natura: veloce, tecnico, fisco, fiuto del gol. Un mix letale che ha convinto Massimiliano Allegri a lanciarlo titolare in questa parte di stagione, con l’ennesimo scudetto in cassaforte e una Champions League da conquistare.

Nato a Vercelli da genitori originari della Costa d’Avorio, dopo la separazione dei suoi si trasferisce con la madre e i fratelli ad Asti. La sua nascita è stata un miracolo: i dottori avevano detto alla mamma che non avrebbe potuto avere altri figli. Poi una notte gli appare in sogno Mosè e dopo quattro mesi ecco un altro Moise.

I miracoli però non si fermano. Kean inizia a giocare con l’Asti e poi con il Torino, quando lo notano gli emissari della Juventus. Ci mette poco a convincerli e la sera è già pronto un contratto. Lui lo firma senza pensarci, come farà con quello professionistico, quando alle 5 e mezza di mattina chiama la madre per raccontare tutto. “Stavo andando a lavoro a Nizza Monferrato, ho avuto paura gli fosse successo qualcosa!”.

In bianconero compie tutta la trafila, passando per le mani di Fabio Grosso in Primavera e arrivando poi tra quelle di Massimiliano Allegri. L’esordio arriva nel novembre 2016, a 16 anni e 9 mesi, nel 3 a 0 contro il Pescara. Tre giorni dopo riesce ad esordire anche in Champions League. Per la prima rete bisogna aspettare solo qualche mese: maggio 2017, nella vittoria contro il Bologna.

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Tra il Kean di ieri e quello di oggi c’è l’apprendistato a Verona, con l’Hellas: 19 presenze e 4 reti, panchina e tribuna, botte e calci per crescere. Per diventare grandi davvero. E la strada è ancora lunga e deve attraversare anche un altro tipo di fischi.

Come quelli sentiti a Cagliari, un’altra vittima dei gol di Kean. Ululati, versi da scimmia, insulti. Una pioggia costante per 90 minuti non solo contro l’attaccante ma anche contro Matuidi. Così al momento della rete il giovane di Vercelli ha esultato nell’unica maniera giusta. Stando ferma, allargando le braccia, guardando i razzisti che lo insultavano.

Niente dita alla bocca, niente mani all’orecchio, niente balletti. Kean è stato fermo e ha guardato gli incivili. Se queste sono le premesse davanti a noi abbiamo un grande calciatore. Ma anche un grande uomo.

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