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Quando tornava sulla terra dalla luna, dove saltava per ogni schiacciata, Paola Egonu sorrideva sempre. Se faceva punto, sorrideva. Se piegava le mani all’avversario, sorrideva. Se sbagliava, sorrideva. Saltava leggera e ancora più leggera atterrava. Solo la sua mano non era così delicata. Terza nella classifica delle bomber dietro la tedesca Lippmann e l’olandese Sloetjes, e nel suo ruolo è una delle più forti al mondo. Almeno 100 km/h, chiedete alla pallavolista russa che, colpita in pieno volto, è finita in ospedale per accertamenti.
Sorrideva sempre, Paolo Egonu. Tranne una volta. Dopo la finale persa contro la Serbia. “Sono tornata in albergo e ho chiamato la mia fidanzata. Piangevo e lei mi ha consolata, mi ha detto che le sconfitte fanno male, ma sono lezioni che vanno imparate. E che ci avrei sofferto, però, poi, sarei stata meglio”.
“Lei ha una fidanzata?” le chiede la giornalista del Corriere della Sera. “Sì”, risponde Egonu, “Lo dice con grande semplicità”, “Infatti. Lo trovo normale”.
Poche parole, semplici e allo stesso tempo forti come le sue schiacciate. Questa è la pallavolista che ha fatto sognare, e innamorare, l’Italia. Classe 1998, schiacciatrice e opposto nell’AGIL Volley, squadra di Novara che milita nel campionato di Serie A1. Nasce a Cittadella, da genitori nigeriani, ed è qui che inizia a muovere i primi passi in questo sport. Entra quasi subito però a far parte del Club Italia, club federale fondato nel 1998 dall’allenatore Julio Velasco proprio con l’obiettivo di formare giovani atlete italiane, provenienti dai vivai delle squadre della penisola.
È il 2013, e con la squadra azzurra aveva 14 anni ma sfidava comunque avversari di 30. Poi il Mondiale under 18 nel 2015, dove è la migliore giocatrice, poi l’esordio in A1. 193 cm di altezza, testa sulle spalle, studi da ragioniera a Milano e anni da pendolare verso Galliera Veneta, dove abitano i genitori. Sta bruciando record e tappe. E con l’Italia, ora, è stata protagonista. “Crederci ci ha reso grandi. Dopo il primo allenamento, io che avevo tantissime aspettative non vedevo quello che volevo. Poi, ci abbiamo creduto e siamo cresciute”. Le chiamavano le “ragazze terribili”, quelle del Ct Mazzanti: “Io mi sento terribile nell’impatto, che può sembrare molto scontroso. Dopo, quando riesco ad aprirmi, non sono così terribile”.
Eppure a guardarle non sembravano così cattive. Giovanissime, sempre sorridenti, cantavano e ballavano. Accanto a Lucia Bossetti, 29 anni, figlia d’arte di Giuseppe, ex tecnico nazionale, e di Franca, oltre 90 presenze in Azzurro, c’è Miriam Sylla, 23 anni, schiacciatrice nata da genitori ivoriani. Vicino alla sua collega di reparto Elena Pietrini, classe 2000, c’è Ofelia Malinov, figlia dell’allenatore bulgaro Atanas. Insieme alla veterana del gruppo, Serena Ortolani, 31 anni, ecco Sarah Fahr, la più giovane, appena 17 anni. E poi Beatrice Parrocchiale e Monica De Gennaro, Anna Danesi e Marina Lubian, Cristina Chirichella e Sylvia Nwakalor, Miriam Sylla e Carlotta Cambi.
Adesso il futuro è roba loro. È roba di Paola Egonu, che ha conquistato tutti ma non con la forza delle schiacciate. Con la semplicità e la leggerezza.

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