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Luka Modric, dalle bombe al Pallone d’Oro

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Nel cortile dell’Hotel Iz un bambino di sei anni, biondino, neanche troppo alto, tirava pallonate addosso ad un muro. “Rompeva più vetri lui che le bombe” dice il custode dell’albergo. Fuori da quel cortile infatti c’è la guerra, le granate, gli scoppi e la morte.

La storia di Luka Modric, nuovo Pallone d’Oro, classe 1985, fantasista del Real Madrid, inizia così. Con le stesse paure e gli stessi sentimenti dei milioni di rifugiati che oggi lasciano i loro paesi in cerca di salvezza, di un futuro migliore. La sua storia inizia a Zara, dove nasce da un padre meccanico militare e una madre lavoratrice nel tessile. Cresce sotto l’ala protettiva del nonno, pastore. Un giorno, il 18 dicembre del 1991, Modric senior sale insieme alle sue pecore sui pascoli del monte Velebit. Non tornò più a casa: fu ucciso dai fucili serbi, inferociti dalla guerra indipendentista in Croazia.

La casa di Luka viene spazzata via dalle bombe, circondata da mine. La famiglia Modric scappa allora verso Zara, appoggiandosi per mesi e mesi di ostello in ostello, dall’Iz all’Hotel Kolovare, piena zeppa di rifugiati. Quel bambino magro, piccolino, nella sua valigia non ha dubbi su cosa mettere, insieme ai vestiti. Si porta un pallone, ovviamente. E così scappa via dal presente, dalla guerra, dalla morta. Inizia a dribblare i problemi della vita come farà più tardi con i difensori avversari.

È con questa voglia e questa spensieratezza che Modric stupisce tutti. “C’era qualcosa di speciale in quel ragazzino, nonostante il fisico magro e minuto – racconta Josip Bajlo, allenatore allora della prima squadra del club Nk Zadar – Avevo sentito parlare di un ragazzino iperattivo che gioca costantemente con un pallone da calcio nel corridoio di un hotel per rifugiati, andando persino a dormire con esso”. Arriva il primo ingaggio, quando i genitori ancora non riuscivano a comprargli i parastinchi per le difficoltà economiche.

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Poi il successo: la Dinamo Zagabria, la Premier League con il Tottenham, poi la più grande di tutte, il Real Madrid. Lo vuole Florentino Perez, che sborsa più di 40 milioni per strapparlo agli inglesi. Dal 2012 ha già messo in archivio 276 partite, condite di 13 gol, 4 Champions League, 3 Supercoppe Europee, 3 Coppe del Mondo per Club. E da qualche settimana anche un Pallone d’Oro, il primo dopo una decade di successi targati Cristiano Ronaldo e Lionel Messi.

Sono le parole di Slaven Bilic, oggi allenatore del Al Ittihad ma in passato CT della Croazia, a descrivere Modric alla perfezione. “A differenza di molti giocatori piccoli, che cercano di trovare spazio lontano dal cuore dell’azione, Luka va proprio lì, lottando per la palla con giocatori che sono più grandi e più forti di lui. E solitamente ne esce fuori con la palla al piede. Ogni parte del suo gioco è perfetta. Continuo a dirgli ogni giorno che lui è il migliore giocatore in Europa.”

Il bambino bassetto e magrolino che scappava dalle bombe e dalla povertà è diventato il calciatore, attualmente, più forte del mondo. E sono storie che solo il calcio può regalare.

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