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Le Marche sono un
degradare di dolci colli e valli che
dall'Appennino
scendono al mare. Nelle zone interne
sopravvivono borghi antichissimi, insediamenti
medievali chiusi tra mura, castelli e rocche che
sovrastano le colline.
E proprio le colline rappresentano le zone più felici
per il prosperare della vite e la produzione di
ottime uve. La luminosità del sole ed il suo calore
consentono di esprimere altre gradazioni zuccherine e
delicati profumi, indispensabili per ottenere buoni vini
di cui tutta la regione è ricca.
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La viticoltura è frammentata con aziende piccolissime
o di medie dimensioni che stanno emergendo, verso le
quali il pubblico svolge funzioni di guida
e coordinamento, per tutta la filiera, dal campo al
mercato.
Le Marche vitivinicole: 20 mila ettari di
vigne, circa un terzo per la produzione di vini DOC, 1,3
milioni di ettolitri di vino con leggera prevalenza
di bianchi (59%), una resa media di 13 t/ha e una
superficie media per azienda di 0,85 Ha.
Il carattere forte e pignolo degli abitanti, una
cultura ancor
oggi legata a millenni di storia rurale non potevano non
dare al vino
delle Marche caratteristiche alla pari con nomi più
conosciuti ed alla
sua terra, una vocazione indiscutibile.
Ma lasciamo ad Ermete Grifoni (giornalista scomparso
nel 1987) il compito di descrivere, con un suo pezzo del
1961, la geografia ed il carattere dei vini marchigiani:
"Le Marche hanno vini, ma non il
vino, disse il Felcini trent'anni fa, e
se nessuna frase fu più giusta di
questa, è pur vero che nessuna frase più
di questa si attaglia a spiegare
l'enorme ricchezza che viene dalle
vigne, dai filari in pendio, dalle viti
spose agli olmi sui dorsi delle
nostre colline.
Le Marche hanno un vino per ogni contrada: il
rosso del Conero sa della terra forte e
generosa che l'ha partorito, ha la tempra dei cavatori e
degli scalpellini dei quali conosce ogni cruccio
dell'anima; il
Rosso Piceno (la cui zona si estende fino
alla provincia di Ancona, e Rosso
Piceno Superiore in particolare) ha il piglio
robusto e sentimentale delle genti della Marca
inferiore; i vini del maceratese (Colli
Maceratesi bianco,
Colli Maceratesi Rosso e la
Vernaccia di Serrapetrona) e del fermano (Falerio)
vi dicono della dolcezza e delle segrete doti domestiche
che circondano i focolari contadini.
I vini del pesarese (Bianchello
del Metauro,
Colli Pesaresi Bianco e
Colli Pesaresi Rosso) sanno già di Romagna ed
hanno già il timbro carezzevole che è nella parlata
delle popolazioni della Marca gallica.
Questi vini vanno per il mondo e si fanno strada come
i marchigiani: a Roma, a Milano, nelle grandi città, li
troverete dovunque, senza che dicano prima chi sono,
fidano nel riconoscimento degli altri e della sorpresa
di essere trovati eccellenti non se ne meravigliano. Chi
è nato nelle Marche temporeggia ma è sicuro d'arrivare.
Onde non c'è
da meravigliarsi della fortuna toccata al
Verdicchio dei Castelli di Jesi - biondo,
leggermente amarognolo, d'una
semplicità che sorprende, adatto al sapore marino - e al
Verdicchio di Matelica. Forse tra non molto
il Verdicchio chiamerà nelle grandi città tutti gli
altri vini fratelli, che da secoli nelle Marche gli
tengono meritata compagnia, proprio come fanno
gli emigrati quando hanno sfondato. E sarà giunto allora
il momento di dire che i marchigiani si riconoscono
anche a tavola."
Ancora una profezia avverata.
Da allora sono state
autorizzate tre DOC: nel 1987 la
Lacrima di Morro d'Alba, prezioso,
tanto raro nella quantità quanto unico
nel gusto; l'Esino
bianco e
rosso nel 1995, considerato
prima un vino da tavola. Due vini la cui
terra si incunea in quella nobile dei
Castelli del Verdicchio. Nel 2001 l'Offida
Passerina e Pecorino e l'Offida
Rosso sono da considerarsi la
massima espressione della tipicità dei
vini piceni, oltre che
della valorizzazione dei vitigni
autoctoni.
In questi ultimi anni si sono sviluppate
tecnologie di affinamento dei vini che
richiamano tradizioni consolidate.
L'invecchiamento dei vini rossi
(in particolare Rosso Conero e Rosso
Piceno Superiore) ha reintrodotto la
tradizione delle "bottaie" e, quindi, di
locali in cui sfilano le botti in legno
di rovere e che esprimono l'immagine
della cantina tipica.
Si registrano
anche nuove tecnologie quali il "barriche"
o l'invecchiamento moderato di alcuni
bianchi, tra cui il Verdicchio, con cui
si arricchisce il vino di sapori e
profumi che stimolano ancor più il
consumatore attento.
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